La stimolazione magnetica transcranica (rTMS) continua a guadagnare spazio nel panorama delle terapie innovative per l’Alzheimer, con applicazioni sempre più strutturate anche in contesti clinici. Non è più solo ricerca, ma pratica clinica concreta.
All’Ospedale Santa Caterina da Siena di Torino, questa tecnologia, inserita in percorsi terapeutici dedicati ai pazienti con decadimento cognitivo, sta trovando un’applicazione sempre più strutturata nel trattamento dell’Alzheimer.
Il dott. Augusto Consoli, neuropsichiatra presso la struttura, racconta come la rTMS non sia più una promessa, ma uno strumento che, se ben integrato, può incidere realmente sulla qualità di vita dei pazienti.
Per chi conosce già la stimolazione magnetica transcranica, il valore aggiunto risiede nella personalizzazione: ogni protocollo viene costruito sulla base del profilo cognitivo e clinico individuale. L’obiettivo non è solo rallentare la malattia, ma riattivare circuiti, stimolare connessioni, lavorare sulla plasticità cerebrale residua. I risultati osservati evidenziano un rallentamento del declino cognitivo e, in alcuni casi, un miglioramento delle performance quotidiane. Il tutto all’interno di un approccio multidisciplinare, dove la rTMS dialoga con altre strategie terapeutiche e riabilitative.
Il Santa Caterina da Siena di Torino, grazie a macchinari avanzati ad alte prestazioni - come lo stimolatore magnetico transcranico MagPro R30, contribuisce a garantire standard tecnologici elevati e continuità terapeutica e la sua esperienza conferma come la rTMS stia progressivamente ridefinendo l’approccio terapeutico all’Alzheimer.











